Storie IA: gli aneddoti

 

Ricostruzione dell'intelligenza artificiale


I primi anni della Polisportiva Orani Calcio, fondata nel luglio del 1966, sono ricchi di racconti affascinanti che mescolano sport, goliardia e vita di paese. Ecco alcuni degli aneddoti più curiosi estratti dalle fonti:

  • Il campo tra le montagne di talco: Prima di avere un campo regolamentare, i giovani di Orani si divertivano a giocare a Istolo, in un terreno ricavato letteralmente in mezzo alle montagne di talco della miniera Valchisone. I giocatori finivano le partite bagnati di sudore e polvere bianca, rompendo la monotonia di quegli anni in cui la TV era ancora un privilegio per pochi.
  • Il rifugiato greco e le punizioni "a foglia morta": Uno dei personaggi più singolari fu Evangelos Kapatzonis, un calciatore greco (forse ex Olympiakos) fuggito in Italia durante il regime dei colonnelli. Lavorava come formaggiaio a Sarule e insegnò ai compagni oranesi come calciare le punizioni a "foglia morta", proprio come il campione dell'Inter Mariolino Corso. La diplomazia oranese dovette faticare non poco per tesserarlo, dato che il club greco chiedeva denaro per il rilascio, ma alla fine riuscirono a spuntarla offrendo in cambio i tradizionali spuntini locali.
  • Vadore "Menotti" e la benda sull'occhio: Un'altra figura leggendaria fu il portiere Vadore Menotti. Il suo soprannome non derivava solo dalla somiglianza con l'allenatore argentino, ma anche dal fatto che, a causa di una vistosa bendatura a un occhio che ne limitava la vista, diventava spesso il bersaglio preferito degli sfottò dei tifosi avversari quando faceva il guardalinee. Nonostante ciò, Vadore non si scomponeva mai: fumava, parlava rigorosamente in limba e sapeva scherzare sulla sua condizione con grande autoironia.
  • La dinastia dei Chironi e gli arbitri confusi: Nelle prime formazioni giocavano così tanti membri della famiglia Chironi (Giovannino, Tore, Chiccu, Carlo, Mario Piero e Aldo) da far impazzire gli arbitri al momento della lettura della distinta e del riconoscimento dei giocatori prima della gara.
  • L'espulsione per "troppo entusiasmo": Durante una trasferta a Riola Sardo, l'allenatore Ibba fu protagonista di un malinteso linguistico. Al gol della vittoria segnato in sforbiciata da Antonio Pisone, Ibba esultò gridando in sardo: "Esu bette rete!!!" (Caspita, che gran gol!). L'arbitro, non comprendendo l'espressione, la scambiò per una bestemmia e lo espulse in malo modo dal campo.
  • Il gol "furbo" di Gino Cheri: Si racconta che durante una partita con le riserve, il mitico Gino Cheri approfittò di un momento di distrazione dell'arbitro che era di spalle. Invece di battere una punizione, prese la palla, corse verso la porta e segnò tra lo stupore generale; quando l'arbitro si girò, Gino disse semplicemente "Hanno tirato..." e il gol fu incredibilmente convalidato.
  • Le trasferte "enogastronomiche": Negli anni Settanta, le trasferte in giro per la Sardegna (da La Maddalena a Villasor) erano vere e proprie odissee vissute con uno spirito da gita scolastica. La squadra partiva all'alba con mogli e figli al seguito, e le provviste per il viaggio erano sempre abbondanti, soprattutto in termini di vino e birra, per festeggiare o consolare il gruppo a fine partita.

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